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L’ignoranza di ritorno

Tra analfabetismo funzionale e narrativa dominante: perchè la massa odia pensare, ancor più riflettere? Quando il credulone passivo diventa ignorante volontario e addirittura analfabeta di ritorno di Roberto Pecchioli

Chi legge, studia, si informa e riflette sa di non sapere. Vive la propria ignoranza – nel senso di non essere a conoscenza- con disagio, cercando, come può, di correre ai ripari. Temiamo che questo atteggiamento sia sempre meno diffuso. Dilaga un’ignoranza di ritorno che sfiora l’analfabetismo funzionale, un problema da cui non è esente chi sfoggia lauree e diplomi.  Ci è capitato di discutere al bar con un conoscente titolare di laurea tecnoscientifica. Voleva assolutamente saldare il conto di un cappuccino con cornetto – meno di tre euro- con carta di credito, indignato per il rifiuto del titolare, costretto a pagare una commissione al gestore del sistema. Rivolto a chi scrive, deprecava l’arretratezza di chi non apprezza i vantaggi del pagamento elettronico. Abbiamo cercato di spiegargli che alcune ragioni del commerciante erano fondate, citando l’ingiusto arricchimento del sistema finanziario che pretende, come Ghino di Tacco, grassatore medievale, e come le mafie, una percentuale – pizzo? – su ogni transazione. Abbiamo esaltato la libertà di disporre liberamente del proprio denaro fisico (orribile espressione) e sottolineato il potere di sorveglianza, orientamento e controllo sociale della moneta elettronica, che diventerà schiavitù legalizzata con l’introduzione dell’euro digitale della banca centrale .

Nessuna reazione. Il giovane non dava segni di consenso o dissenso, né opponeva alcunché ai nostri argomenti. Semplicemente- e disgraziatamente- non capiva, sino a perdere del tutto l’attenzione. Il  merito della questione non lo interessava; il tema doveva sembrargli inusitato, complesso, o forse futile, chissà. Abbiamo sperimentato la potenza del sistema di potere. Una delle tante transizioni a cui ci guida è verso l’ignoranza, disinformata e indifferente alla comprensione di eventi, cause ed effetti. Una non-conoscenza alimentata dalla fiducia illimitata (nonché pigra) nelle nozioni ufficiali, nella narrativa dominante, nelle FAQ, le risposte standardizzate a domande preconfezionate presenti sui siti web. La conclusione è sconfortante: l’umanità media – istruita o meno poco importa- non ha interesse per la libertà, se non nella forma volgare di assenza di vincoli descritta profeticamente da Tocqueville. La massa odia pensare, ancor più riflettere.

L’ignoranza di ritorno: come siamo diventati recettori passivi di pensieri e idee standardizzate e tendiamo a preferire la banalità perché facile da comprendere?

Se ha un problema, esige la soluzione pronta, predisposta. Il potere lo sa e agisce di conseguenza, creando falsi problemi a cui suggerisce mellifluo soluzioni altrettanto false, stereotipate. Nello specifico, se pagare con una card, digitare un codice che attiva una somma o una sottrazione sembra comodo, lo fa senza porsi domande. Precisamente come esibire un green pass, tenere in tasca il cosiddetto portafogli digitale, prestare fede alla versione ufficiale in ogni ambito della vita sociale. Uno schiavo felice di apparenti libertà. Accetta volentieri di seguire la corrente: è così comodo. Sembra la volgarizzazione del principio del rasoio di Occam, che prescrive di scegliere la soluzione più semplice. Inutile discutere nel merito: ragionare stanca.

Il credulone passivo diventa ignorante volontario e addirittura analfabeta di ritorno. Pronto a avanzare o indietreggiare al fischio del padrone, di cui non sospetta neppure l’esistenza. Troppo complicato. Difficile trovare gli antidoti all’ignorante di ritorno, se non sul piano individuale e sul terreno della difficile condizione del ribelle. Al tempo di Ernst Juenger era ancora possibile seguire il suo consiglio di “passare al bosco”, ovvero estraniarsi dal baccano di massa. Per sapere che cosa è giusto, al ribelle non servono leggi o teorie. Egli “attinge alle fonti della moralità ancora non dispersi nei canali delle istituzioni”. La società digitale in ascesa insegue, raggiunge gli interstizi, scaccia dalla tana, costringe a uniformarsi a condizioni sempre più disumane. Perciò chi la dirige persegue l’ignoranza dei sudditi,  meglio se istruita, addestrata ai compiti da essa decisi. Difficile diventare ribelli, ai più arditi resta la diserzione proposta da Francesco Benozzo, unico docente universitario italiano a rifiutare il green pass vaccinale. Più comodo il conformismo di chi si lascia vivere. Inutile inoltrarsi nella complessità, ozioso, oltreché faticoso, osservare le cose da più angolazioni. L’ignorante di ritorno preferisce il quadrato al prisma, il teorema già risolto, il mondo levigato, scabro, al difficile esercizio  della ricerca.

E’ il soluzionismo offerto dalla tecnica, facile, a portata di clic, il comando  che libera la mente dai problemi. Chissà se oggi Shakespeare (chi era costui, chiede perplesso l’ ignorante di ritorno ?) avrebbe fatto dire ad Amleto – un perdente problematico, un pensoso indeciso – che “ ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”. E la filosofia, poi, a che serve, se non a riempire il cervello degli sciocchi di interrogativi a cui non c’è risposta ? La società aperta, ossia il liberal liberismo, aborre le domande di senso, inutili perdite di energie secondo Karl Popper. Di qui la prevalenza dell’esperto, a cui si riconosce credito illimitato, superstizioso, nel minuscolo angolo di sapere che padroneggia, e la decadenza del sapiente, il saggio derubricato a pedante. Di qui anche la fascinazione per il nuovo, che meraviglia per un attimo e cede subito il passo al frammento successivo.

La grande vittoria del potere contemporaneo è avere abolito le domande per sovraccarico di risposte, tutte pronte, immediate, con il timbro di conformità. La nuova sapienza diventa la semplice perizia nell’utilizzare apparati artificiali ai quali chiedere ogni cosa in forma elementare. Altrettanto rapida, elementare deve essere la risposta, azione e retroazione. Altrimenti non capiamo, ci irritiamo, abbandoniamo l’impresa. Un comportamento che ignora innanzitutto lo sforzo. E’ faticoso discutere, prendere posizione solo dopo aver conosciuto i termini di una questione. Luigi Einaudi diceva: conoscere per deliberare.

Torniamo all’inizio: se il problema del denaro digitale non viene mai posto, risolto esclusivamente in termini di fattibilità tecnica o di comodità, come può essere opposto il principio di libertà all’ idea di sorveglianza, di controllo totale, di possibile dittatura digitale di chi possiede il sistema? E poi, esistono il sistema e chi lo detiene, nel pensiero binario – sì-no, aperto-chiuso- del neo ignorante tecnologico? Pensiero magico simile allo stupore infantile dinanzi all’ interruttore che accende e spegne la luce. Pensiero non meditante, diceva Heidegger, ma era un filosofo, oscuro, petulante, inutile come tutti i suoi colleghi. L’Intelligenza Artificiale, specie nella forma banalizzata degli assistenti personali digitali (Alexa, Siri) e delle “scatole magiche”-  chatbox- parlanti capaci di fornire una risposta a tutto in tempo reale, diventa lo snodo ulteriore dell’ignoranza di massa, guidata da remoto da chi controlla la macchina, i signori degli algoritmi, pupari del burattino tecnodipendente in marcia verso l’analfabetismo di ritorno.

La diffusione dall’alto di un’ignoranza soddisfatta di sé è un potentissimo strumento di potere. I dati statistici mostrano che le nuove tecnologie stanno favorendo il dilagare dell’analfabetismo funzionale e la perdita di abilità come l’orientamento, la memoria a lungo termine, la capacità di calcolo. Siamo tutti coinvolti dall’affidamento fideistico alla macchina. La condizione di analfabeta funzionale è quella di chi è incapace di comprendere testi o discorsi, eseguire semplici calcoli aritmetici, ed è ignaro dei principali fenomeni storici. Il pensiero di costoro non può essere critico, indipendentemente dall’istruzione scolastica. L’analfabeta funzionale, al contrario di Socrate e delle generazioni precedenti, non sa di non sapere. Un capolavoro del potere. Secondo studi attendibili, oltre un quarto degli italiani è analfabeta funzionale.  Un elemento raggelante è la capacità di comprendere solo informazioni elementari, testi molto brevi, eseguire esclusivamente operazioni matematiche semplicissime, memorizzare pochissime informazioni.

Tra analfabetismo funzionale e narrativa dominante: perchè la massa odia pensare, ancor più riflettere? Quando il credulone passivo diventa ignorante volontario e addirittura analfabeta di ritorno.

Milioni di persone non leggono libri né giornali e hanno come fonte unica di conoscenza la televisione. In compenso, sono frequentatori compulsivi dei nuovi media sociali-  Facebook, Instagram, Tik Tok- in cui esprimono un pensiero banale, intollerante, centrato su di sé, affascinato soprattutto dalle immagini.   Il settanta per cento dei connazionali non è in grado di comprendere ciò che ripete a pappagallo. Leggono, ascoltano, guardano, ma non capiscono o non seguono. Utilizzano poche centinaia di vocaboli e ignorano il significato di gran parte del lessico. Difficilmente sono in grado di riassumere un testo appena letto, un contenuto ascoltato.  Vantiamo spesso la nostra razionalità, ma viviamo di emozioni, immediate, non filtrate dal pensiero.

La semplificazione di molte azioni che prima richiedevano attenzione e ragionamento diminuisce le capacità logiche, l’attitudine dell’intelletto umano di mettere in relazione, concatenare, elaborare e valutare ciò che vediamo, leggiamo, apprendiamo. La scarsa comprensione dei testi aumenta anche in soggetti di istruzione superiore. Siamo più ignoranti perché il cervello lavora poco e non crea sinapsi, le connessioni  funzionali tra cellule nervose e organi di reazione. La prevalenza dell’immagine su ogni fattore di conoscenza fa il resto, poiché dinanzi all’immagine siamo passivi. Il cervello si spegne progressivamente, mettendo in crisi capacità di intuizione, analisi, collegamento. L’apparato tecnologico guida, conquista, rende dipendenti, facendo smarrire l’intelligenza umana. La bulimia di immagini le fa scorrere sempre più veloci, tanto che i tecnologi di Google stimano in otto secondi la soglia media della concentrazione. Oltre, ci si annoia, ci si stanca e si cambia contenuto, compulsivamente. Diventiamo recettori passivi di pensieri e idee standardizzate, tendendo a preferire la banalità perché facile da comprendere. Sapere è potere, diceva Bacone. Quindi ignorare significa essere impotenti o schiavi. Un ragionamento alla portata dell’ignorante di ritorno e dell’analfabeta funzionale ? 

Roberto Pecchioli il 26 Marzo 2025

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